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ITALIA SI, ITALIA NO (LA TERRA DEI CACHI)

Trovo estremamente infantile il comportamento che stanno assumendo gli italiani in queste ultime settimane.
Mi riferisco al mondiale di calcio e alla bagarre che si è aperta tra "italianisti" e "anti-italianisti".
Ho sempre sostenuto che tutti abbiamo il diritto di esprimerci come meglio crediamo, ma in questo contesto temo che molte espressioni non siano del tutto lucide, e sopratutto poco personali.
Una parte degli italiani si vanta di tifare contro la nazionale azzurra ai mondiali e sinceramente non riesco a capire ancora il perché.
Non siete appassionati di calcio? Bene, non seguitelo. Guardatevi un film, uscite a fare due passi e mangiare un gelato.
Siete appassionati di calcio? Bene, divertitevi!
Ma evidentemente il punto non è questo. Non dipende dallo sport.
Dipende da una miriade di fattori esterni (tra i quali la cosiddetta "politica") che come al solito, per qualsiasi stronzata, si insinua nelle tematiche che non gli appartengono facendo fare agli italiani ciò che ultimamente gli riesce meglio: appecoronarsi da una parte o dall'altra. Con l'obiettivo finale sempre uguale: limitare e rendere ai minimi termini le capacità critiche e di pensiero autonomo proprie della razza umana.
Così ecco spuntare Radio Padania che esulta al gol del Paraguay, con relativo codazzo. Ed ecco spuntare gruppi, pagine e quant'altro che inneggiano invece al patriottismo esasperato per contrastare i mostri verdi.
Ma Radio Padania è solo un esempio. Purtroppo l'infantilismo è trasversale.
Qualche giorno fa era spuntata un'intervista di Marco Travaglio, nella quale il giornalista diceva che al mondiale non avrebbe tifato per l'Italia...personalmente non ho approfondito la cosa e non so nemmeno se sia vera, nel caso lo fosse trovo l'affermazione alquanto ridicola. Piuttosto dì che non seguirai il mondiale...o meglio ancora statti zitto che fai più bella figura.

La mia riflessione non vuole essere una bacchettata, o la lezioncina della signorina Rottermeyer, spero che chi mi conosce e mi legge sia riuscito a capire cosa intendo.
Trovo inaccettabile che lo sport (come tante altre cose) sia oggetto di attenzioni ed influenze esterne che ne minano l'indipendenza, mischiando il tutto in un unico calderone nel quale gli italiani cascano puntualmente come patate.

E' possibile che ancora la maggioranza delle persone non si renda conto che siamo tutti coinvolti in una guerra tra bande? E' possibile che non riusciamo ancora a tirarci fuori da questo ciarpame e a sviluppare un pensiero critico proveniente solo ed esclusivamente dal nostro sacco di farina?
Continuiamo a fare il loro sporco gioco...

Pubblicato il 15/6/2010 alle 15.40 nella rubrica Attualità.

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