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sentimenti
3 giugno 2010
Quel fuoco che non smette mai di ardere
Ho solo 27 anni, ma la mia vita è già talmente piena di cose che si potrebbe scrivere un libro.
Credo infinitamente nell'esistenza di qualcuno e di qualcosa oltre la vita terrena, quel qualcuno e quel qualcosa che in un modo o nell'altro ti prepara la strada, ancor prima che tu venga fuori dal grembo di tua madre.
Poi ti segue e ti tiene per mano fino alla fine del tuo percorso. Ti sostiene, ma senza interferire.
Credo fermamente che in tutto ciò che accade esista un perché. La cosa strana però, è data dal fatto che la spiegazione di questo o quello avvenimento arriva quando meno te lo aspetti.
In questi ultimi mesi, in cui non ho esercitato la mia professione, ho avuto modo di riflettere sul mio passato, di ripercorrere tappa dopo tappa tutti gli avvenimenti.
Ho ripensato molto alla mia “prima vita” e l'ho confrontata con la mia “seconda”.
Non si può dire se sia stata meglio la prima o se sia meglio questa, di sicuro sono due vite molto particolari.
Una delle tante riflessioni è andata ad alcune mie vecchie passioni, che per lo più a causa dello spartiacque, sono state sopite. Già, sopite è il termine adatto da usare oggi. Un tempo avrei detto soppresse senza appello, ma ora dico che sono solo state sopite.
In particolare mi riferisco al pallone. Si, il pallone, quella cosa rotonda con la quale giocano ragazzini e non.
I ricordi affiorano man mano, ma sono chiari e dai contorni ben definiti.
Ero piccola, una bambina di 5 anni, quando cominciai a prendere in braccio questa cosa rotonda.
A dire il vero, la prendevo in braccio, si, ma la buttavo subito in terra. Mi piaceva vederla rotolare.
Andando avanti con gli anni, la mia memoria si fa sempre più nitida.
Una bambina delle elementari, con tante amichette e amichetti, con i giocattoli, la Barbie, i PollyPocket e le feste di compleanno.
Le domeniche in famiglia, a casa dei nonni, oppure a trovare qualche amico di papà o di mamma. L'immancabile Novantesimo minuto, con le partite di calcio, i gol di Maradona, le cronache di Tonino Carino da Ascoli in radio e le imprese della Roma degli ultimi anni 80.
In quegli anni ti cominci a confrontare con le tue coetanee, e scopri quante cose in comune possiate avere...ma anche quante altre no.
Le mie amichette, le mie cuginette, sempre insieme a giocare. E a vedere i cartoni animati.
Mi ricordo, loro guardavano sempre Mimì e Mila e Shiro (tutte innamorate di Shiro). Anche io spesso li guardavo, ma non vedevo l'ora che cominciasse Holly e Benji.
Imitavano i loro eroi, sognavano il campionato di pallavolo ed impersonavano i ruoli dei protagonisti dei loro cartoons preferiti. Sempre con la palla in alto. Io la palla la tenevo sempre per terra e non smettevo di prenderla a calci.
Così arriva l'età delle scuole medie. La consapevolezza delle proprie azioni si rafforza, così come nascono le prime inclinazioni verso quella piuttosto che l'altra attività.
Ed io, inizio a non volermi staccare più dalla palla. I miei genitori mi comprano un vero pallone di cuoio, quello che usavano davvero i calciatori! Che meraviglia! Non mi sembrava vero!
Passavo molto tempo con il mio pallone, andavo a giocarci ai giardini vicino casa, allo Stadio dei Marmi, con l'Olimpico attaccato...e sognavo di poter un giorno giocare su un vero campo da calcio con una vera squadra di calcio.
Ma per il momento dovevo accontentarmi di imparare a palleggiare...che non era cosa da poco eh!!!

Però qualche occasione l'ho avuta. Avevo dei compagni di classe che avevano capito la mia grande passione per il pallone, così ogni tanto mi lasciavano giocare insieme a loro nel campetto della scuola. Difensore centrale, a volte libero. Quest'ultimo il mio preferito in assoluto.

Alle scuole superiori non ho avuto la possibilità di giocare insieme ai miei compagni. L'ora di educazione fisica era interamente dedicata al gioco della pallavolo (sopratutto per le ragazze) e a volte si faceva un po' di ginnastica.
Ma il mio cuore batteva forte quando tornavo a casa e riuscivo a prendere il pallone per andare ai giardini. In quel periodo inizia però una fase particolare, per certi versi brutta: l'adolescenza.
Non sei più una bambina, ma non sei neanche una ragazza...non si sa cosa sei.
Facevo perciò fatica a trovare una compagnia con la quale condividere la mia passione.

Un giorno, grazie a mia madre che si era resa conto di cosa stesse succedendo alla figlia, vengo a sapere che c'è la possibilità per le ragazze di giocare a calcio in una vera squadra!
Raccogliemmo tutte le informazioni necessarie. Si trattava di andare a fare una sorta di provino in un centro sportivo sulla Salaria (quello che pochi anni fa divenne il Salaria Sport Village...si, dove si fanno i massaggi alla cervicale..) di proprietà della Banca di Roma ed in gestione alla S.S.Lazio squadra di calcio femminile (quella di Carolina Morace per intenderci).
Oddio, una tifosa sfegatata romanista come me!!! Ci dissero subito che non era un problema, anzi, moltissime ragazze che giocavano non tifavano assolutamente Lazio!!
Era la primavera del 1999, avevo 16 anni compiuti, ed il provino per le nuove reclute si sarebbe tenuto intorno alla fine dell'anno. Naturalmente il campionato di calcio femminile andava più o meno di pari passo con quello maschile, ma viene da se che per le nuove reclute il discorso non contava.

Ma il destino ci mise lo zampino.
Nell'inverno del 1999 tutto si spezzò.
Il corpo cadde a terra, senza più forze se non quelle necessarie a contrastare una malattia che se ne poteva benissimo restare a casa sua a farsi i cazzi suoi.
Le prime forze fisiche le ripresi alla fine del 2000. Un anno dopo.
Da quel momento comincia una fase tutt'altro che in discesa. La metabolizzazione degli eventi, la consapevolezza della propria situazione, il riconoscimento dei propri limiti più o meno provvisori.
Il mio pallone era vicino a me, ma io non potevo essere vicina a lui come avrei voluto che fosse.
Era finita.
Oramai avevo 18 anni compiuti, troppo grande per essere una matricola. E comunque troppo debole per tentare di esserlo.
La mia vita doveva prendere una piega diversa, come alla fine ha fatto, ed io me ne dovevo fare una ragione. Dovevo iniziare una nuova vita.
Ricominciare da zero, ma con 18 anni di penalty.
Ma come si fa a spegnere il fuoco? Qui non si tratta di un incendio per il quale chiami i Vigili del Fuoco e tutto si sistema.
Certe cose non riesci a buttarle via, se una cosa di arde dentro, non la puoi soffocare. La brace rimane.
Così, a distanza di quasi 10 anni, sono riuscita a recuperare una piccola percentuale di forma fisica e psicologica, dalla quale ripartire.
So che non potrò avvicinarmi al mio sport preferito come allora, ma il mio pallone è qui, insieme a me, ed il pensiero che posso ancora trascorrere insieme a lui ancora qualche momento,mi da la forza di ricominciare ed andare avanti. Mi accontento di quello che la mia vita, la mia salute ed il mio spirito possono ancora darmi.



permalink | inviato da Pollysky il 3/6/2010 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
30 maggio 2010
QUEL MALEDETTO LUNEDI' DI SEDICI ANNI FA
A volte sembra che il tempo non passi mai. Altre invece ti ritrovi con sedici anni in più sulle spalle senza neanche accorgertene; ti ritrovi in giornate come questa, calda, umida…strana. Esattamente come la stessa di sedici anni fa. Era il 1994, io una bambina delle scuole medie che aveva la passione del calcio, tu un uomo di neanche quarant’anni che del calcio ne aveva fatto la sua vita.
Ma non come quelli che dicono, parlano, sparlano e si esibiscono poco sui campi di calcio e troppo altrove. Tu facevi il contrario. Tu mettevi tutto te stesso sul campo perché ci credevi, forse sei stato uno degli ultimi che il gioco del pallone lo ha preso davvero sul serio, una passione che si mischiava con il lavoro. E fuori dal campo niente mondanità, nessuna discoteca, nessun capriccio da ragazzino viziato. Una persona tranquilla, con una sensibilità ed un’umanità fuori dal comune.

E forse è stato proprio questo Agostino, che hai dovuto pagare. Il fatto di essere una persona fragile, dai sani principi e sentimenti, dal carattere schivo ma sincero.
Quando una persona mette l’anima, il cuore e il corpo in quello che fa, ha fra le mani un’arma a doppio taglio. Da una parte ha la sicura riuscita della sua attività, raggiunge il risultato praticamente al 100% (o quasi) e nel contempo gode della stima, dell’amicizia, delle lodi e delle pacche sulle spalle di chi lo circonda. Dall’altra, però, rischia che quando il tutto finisce (perché è matematico Nino, le cose meravigliose purtroppo hanno una fine) si formi all’improvviso il vuoto. Tutto ad un tratto le persone cominciano ad allontanarsi, magari senza neanche volerlo. Come dice quella canzone, la festa è finita…e gli amici (giustamente?) se ne vanno…La casa poi tocca a te risistemarla. A meno che tu non chieda aiuto….e tu naturalmente non lo hai fatto…non lo hai fatto mai.

Il restare soli, in quel modo (in questo modo) è atroce. Il dolore è grande, troppo più grande di noi.
C’ho pensato Agostì, ho pensato ad una grande differenza tra me e te, quella differenza che divide la vita dalla morte. Tu quel maledetto giorno avevi a portata di mano una maledetta calibro 38.
Io no . Tu quel giorno, come tanti prima, non riuscivi a vedere l’uscita del tunnel, il buco in cui ti sentivi era troppo stretto e ti attanagliava tanto da non riuscire neanche a respirare, da provare quasi la sensazione che persino il cuore faceva una fatica abnorme a compiere le sue contrazioni. Allora tanto vale non farlo soffrire più quel cuore. Ed è lì che hai mirato.
Lunedì 30 maggio del 1994, a Roma, faceva un caldo insopportabile; già dalle prime ore del mattino si capiva che sarebbe stata un’altra giornata di insostenibile afa. Eravamo tutti maledettamente impegnati e concentrati su quel fottutissimo “sogno americano” che sarebbe dovuto iniziare di li a poco. E tu, alle 8.50 del mattino (Ago, come fosse ieri…con gli occhi pieni di lacrime) hai deciso che il tuo corpo, la tua anima, il tuo cuore, avevano sopportato fin troppo.

Anche oggi, a sedici anni di distanza, sei nei miei pensieri. Ti porto con me in molte occasioni, lo sai, certe cose le possono capire solo le persone come noi.

Ciao Agostino…e mi raccomando, caricalo bene quel destro, sennò gli arcangeli vincono il campionato.
sentimenti
16 febbraio 2010
Lettera al mio amico...mai spedita
Ciao XXX!
Come stai?
Lo so, è da troppo tempo che non mi faccio viva...mi dispiace.
In questo momento sono in una di quelle tante notti passate insonni a girare e rigirare i pensieri, senza trovarne il verso giusto.
Ultimamente non sto un gran che...diciamo che il peggio è passato, ma le incertezze e le frustrazioni rimangono sempre a galla, e spesso mi confondono...
Quanto vorrei parlarti...quanto vorrei raccontarti...
Questo è uno di quei momenti in cui ho bisogno di dirti quello che penso, perchè so che tu mi staresti a sentire e sapresti dirmi le cose più giuste.
Quello che non ti ho mai detto, però, è che questo mio stato d'animo mi porta ad isolarmi, sopratutto dalle persone che amo di più, da coloro che so che mi stimano umanamente e professionalmente...e tu naturalmente sei tra questi...sul podio...
Vorrei dirti che tante mie certezze sono crollate, che tante mie aspirazioni non sono più tali...
Non so più che pesci pigliare e vivo in balia degli eventi, così, alla giornata.

Ma tu piuttosto come stai?
Vorrei anche dirti che anche se non mi vedi e senti più da un po', io ti porto sempre nel cuore.
Perdonami.

Ti saluto, ti abbraccio e ti bacio, come sempre, con affetto...



permalink | inviato da Pollysky il 16/2/2010 alle 1:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 febbraio 2010
Faccio i conti con me…


…e mi accorgo quanto siano sballati questi conti; quanto non riescano mai a tornare.

Non riesco a far quadrare il bilancio…oddio mi starò infettando con il virus Tremonti…

Vabè, è solo per cercare di sdrammatizzare…ed è giusto farlo, ma non è più come prima, non riesco più a sdrammatizzare come prima.

E’ cambiato, è cambiato tutto. Niente è più come prima. E’ passato un anno e non riesco a riprendere me stessa, non sono più la vecchia Paola.

Mi piaceva “quella” Paola…mi piaceva quando rideva, quando soffriva ma poi tirava fuori le palle e sbaragliava tutto e tutti. Mi manca quella Paola che lasciava tutti a bocca aperta qualsiasi cosa ella facesse…mi manca tutto.

Adesso faccio tutto così, tanto per fare…faccio tutte le cose perché qualsiasi cosa mi serve per rimanere a galla.

Ho bisogno di qualcuno che mi capisca, ho bisogno di parlare con qualcuno che capisca quello che ho dentro e mi appoggi.

Mi manca tanto…tutto…

Mi sto riprendendo piano piano qualcosa della mia vita, grazie a chi mi sta aiutando, ma non è come prima…Rivoglio la vecchia Paola, rivoglio la vera Paola, perché mi manca da morire.




permalink | inviato da Pollysky il 4/2/2010 alle 15:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 febbraio 2010
libero pensiero
...criticabile, ma libero.

mi fa schifo la gente che spara sentenze senza sapere cosa c'è dietro a una persona. La droga, l'alcol e quello che sia...sono tutti comportamenti sbagliati, va fatta prevenzione e repressione, ma non sopporto il fatto di giudicare...ci sono miliardi di motivi per cui una persona intraprende certe strade..il fare outing penso che sia un passo avanti per la persona stessa così come un esempio per la comunità....

E' come condannare quello che tenta il suicidio....tu che cazzo ne sai perchè lo ha fatto? si, è una cosa brutta, che non si deve fare...ma come ti permetti di giudicare...chi sta scrivendo 10 anni fa si stava buttando giù da Ponte Milvio..ecco...dai giudicate..merde.




permalink | inviato da Pollysky il 4/2/2010 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
29 gennaio 2010
...vediamo se ce la faccio
....a creare un Blog!

Non che non sia pratica della rete, anzi, ma perchè non mi decido mai a fare la cosa sul serio...quando io per prima ne sento la necessità..


Vi piace come inizio? Direi che parto con il piede giusto, no?
A parte gli scherzi, mi chiamo Paola e sono una neo Blogger :-))

Qui troverete tutta la mia vita, i miei sfoghi, il mio lavoro, ma anche le mie passioni e i miei passatempi preferiti.
Insomma troverete tutto il mio mondo...il mondo di Polly.

Perchè Pollysky? Perchè il mondo di Polly è immenso ed infinito...come il cielo.


Buon Viaggio!

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permalink | inviato da Pollysky il 29/1/2010 alle 19:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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