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sentimenti
30 maggio 2010
QUEL MALEDETTO LUNEDI' DI SEDICI ANNI FA
A volte sembra che il tempo non passi mai. Altre invece ti ritrovi con sedici anni in più sulle spalle senza neanche accorgertene; ti ritrovi in giornate come questa, calda, umida…strana. Esattamente come la stessa di sedici anni fa. Era il 1994, io una bambina delle scuole medie che aveva la passione del calcio, tu un uomo di neanche quarant’anni che del calcio ne aveva fatto la sua vita.
Ma non come quelli che dicono, parlano, sparlano e si esibiscono poco sui campi di calcio e troppo altrove. Tu facevi il contrario. Tu mettevi tutto te stesso sul campo perché ci credevi, forse sei stato uno degli ultimi che il gioco del pallone lo ha preso davvero sul serio, una passione che si mischiava con il lavoro. E fuori dal campo niente mondanità, nessuna discoteca, nessun capriccio da ragazzino viziato. Una persona tranquilla, con una sensibilità ed un’umanità fuori dal comune.

E forse è stato proprio questo Agostino, che hai dovuto pagare. Il fatto di essere una persona fragile, dai sani principi e sentimenti, dal carattere schivo ma sincero.
Quando una persona mette l’anima, il cuore e il corpo in quello che fa, ha fra le mani un’arma a doppio taglio. Da una parte ha la sicura riuscita della sua attività, raggiunge il risultato praticamente al 100% (o quasi) e nel contempo gode della stima, dell’amicizia, delle lodi e delle pacche sulle spalle di chi lo circonda. Dall’altra, però, rischia che quando il tutto finisce (perché è matematico Nino, le cose meravigliose purtroppo hanno una fine) si formi all’improvviso il vuoto. Tutto ad un tratto le persone cominciano ad allontanarsi, magari senza neanche volerlo. Come dice quella canzone, la festa è finita…e gli amici (giustamente?) se ne vanno…La casa poi tocca a te risistemarla. A meno che tu non chieda aiuto….e tu naturalmente non lo hai fatto…non lo hai fatto mai.

Il restare soli, in quel modo (in questo modo) è atroce. Il dolore è grande, troppo più grande di noi.
C’ho pensato Agostì, ho pensato ad una grande differenza tra me e te, quella differenza che divide la vita dalla morte. Tu quel maledetto giorno avevi a portata di mano una maledetta calibro 38.
Io no . Tu quel giorno, come tanti prima, non riuscivi a vedere l’uscita del tunnel, il buco in cui ti sentivi era troppo stretto e ti attanagliava tanto da non riuscire neanche a respirare, da provare quasi la sensazione che persino il cuore faceva una fatica abnorme a compiere le sue contrazioni. Allora tanto vale non farlo soffrire più quel cuore. Ed è lì che hai mirato.
Lunedì 30 maggio del 1994, a Roma, faceva un caldo insopportabile; già dalle prime ore del mattino si capiva che sarebbe stata un’altra giornata di insostenibile afa. Eravamo tutti maledettamente impegnati e concentrati su quel fottutissimo “sogno americano” che sarebbe dovuto iniziare di li a poco. E tu, alle 8.50 del mattino (Ago, come fosse ieri…con gli occhi pieni di lacrime) hai deciso che il tuo corpo, la tua anima, il tuo cuore, avevano sopportato fin troppo.

Anche oggi, a sedici anni di distanza, sei nei miei pensieri. Ti porto con me in molte occasioni, lo sai, certe cose le possono capire solo le persone come noi.

Ciao Agostino…e mi raccomando, caricalo bene quel destro, sennò gli arcangeli vincono il campionato.
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